lunedì 10 marzo 2014

Preparazione al referendum in Crimea

In Crimea in questi giorni sono comparsi dei manifesti riguardanti il referendum del 16 marzo per l'annessione alla Russia. Questo recita: "Il 16 marzo noi scegliamo" Nazisti o russi? 

Dal profilo Twitter di Kevin Rothrock, analista di politica russa

Padre R. Scalfi: l'unica strada è il dialogo

Padre Romano Scalfi (foto a fianco), 91 anni, ha fondato nel 1957 Russia Cristiana per far conoscere in Occidente le ricchezze della tradizione ortodossa russa e ha dedicato la vita «alla rievangelizzazione dell’Est, perché la fede rinascesse nel dominio del socialismo reale».
Ora guarda «con interesse alla rivolta di piazza Maidan, anche se contiene gruppi estremisti», e spera che Kiev «riesca a trovare un accordo per mettersi in relazione sia con l’Occidente sia con Mosca».
"Mi sembra che sia una protesta che non va soprattutto “contro”, dice Padre Scalfi, ma che chiede di poter costruire nuovi spazi di libertà e socialità. La rivolta non è nata né da una mentalità russofila né russofobica ma dal desiderio degli ucraini di essere riconosciuti come persone e come società civile". 

venerdì 7 marzo 2014

Crimea. Il virus in fase attiva

Una fortezza rosa pallido, che un tempo era stata la veranda di un caffè sovietico. Il mio amico cerca di inquadrare “gli omini verdi” che vi si nascondono dietro, più noti tra la gente come “i gentili uomini armati”. Sono gli stessi ragazzi in uniforme russa con i mitra che sono comparsi improvvisamente in Crimea il 28 febbraio.
Si avvicina correndo una giovane donna. “Perché li fotografate? Cosa siete, allo zoo?!” La voce le si strozza e tremola. Le chiedo: “È nervosa?” “Sì, sono nervosa!” “Perché? Li conosce questi ragazzi?”. Lei dice di no, ficca la mano nella borsetta, ne estrae un cellulare e fotografa le nostre facce. Adesso qui molti fanno così.
“Perché li difende?” chiedo con interesse.
“Loro difendono me, e io difendo loro!” butta lì lei, e corre nella banca lì accanto.

Ci guardiamo stupiti: che cos’è avvenuto?

Forse è una reazione tardiva al modo in cui la gente si faceva fotografare sullo sfondo dei Berkut in via Bankova? Forse la donna pensava che la cosa li umiliasse...
Sereža è arrivato oggi per la prima volta in Crimea e si rompe la testa. Racconta di aver visto tra quelli dell’”autodifesa” un ragazzo con la bandiera ucraina. Ma gli hanno spiegato che prendevano in giro gli attivisti “pro-Ucraina”.
Ogni incontro tra i due campi fa scoppiare incidenti e rischia di degenerare in rissa. Tutti quelli che stanno dalla parte ucraina, a detta degli altri, sono degli “occidentalisti”, “partigiani di Bandera” e “majdanutye”. Sul Maidan li pagavano, e ora sono venuti qui per soldi e per sconquassare  la pacifica terra di Crimea.
Risposte come “Ma io sono di qui!” non vengono prese in considerazione, chiunque non abbia il nastrino di San Giorgio è un traditore. È così che dicono: traditori, fuori dai piedi.

Allo stesso tempo gli abitanti della Crimea non hanno un’unica posizione riguardo agli eventi. E alcuni cambiano posizione ogni cinque minuti, a seconda dell’interlocutore.
La maggioranza è convinta che Janukovič abbia rubato come nessun altro governante ucraino; ma allo stesso tempo lo considerano il legittimo presidente e accusano Jacenjuk di aver preso illegalmente il potere con qualche altro “fascista radicale”. Sono d’accordo sul fatto che anche il potere in Crimea è stato preso illegalmente, ma “siete voi che ci avete dato l’esempio, e adesso cavatevela un po’”.
Un uomo massiccio in un meeting a Jalta si è messo a discutere con gli attivisti. Alla domanda se ritenesse che la Crimea debba rimanere parte dell’Ucraina ha detto: “Coosa? Cosa ha detto? Dentro questo progetto?”.
Evidentemente non considera l’Ucraina uno Stato.
Il calore della discussione era talmente alto e il livello talmente basso che era semplicemente impossibile capire cosa vogliono esattamente gli abitanti della Crimea. È un miscuglio di grano saraceno, semola e avena, irrorato di sciroppo o forse d’acqua sporca del vaso da fiori.
Potrà il referendum in Crimea rimettere le cose a posto?
E sarà in grado il nuovo potere di garantirne la legalità?

Ho letto i commenti dei lettori: alcuni pensano che reportage come i miei portino il paese alla divisione. Ho riflettuto su cosa davvero possa aver provocato tutto questo caos. È stato il cambio al vertice e l’attivizzazione del partito filoputiniano “Unità russa” di Aksenov? O è stata la prima molotov lanciata a un Berkut?
Gli abitanti della Crimea non recepiscono la retorica radicale, sono abituati alla tranquillità e al benessere. Alcuni sono ancora convinti che la stagione turistica comincerà e che tutto tornerà a posto.
È evidente che qui è in corso la fase acuta di una grave malattia. Il virus era da tempo sopito nell’organismo della Crimea, e ora si è attivato. Analgesici e trattamenti sintomatici non saranno d’aiuto. Sarà necessaria una complessa e dolorosa operazione, con anestetici e un lungo periodo di riabilitazione.
Ma per capire come guarire bisognerà calmarsi e sbrogliare questo groviglio strano e terribile.

Ekaterina Sergackova
Articolo originale su http://www.pravda.com.ua/

Come un segno in mezzo agli scontri

La notte dal 20 al 21 gennaio 2014, sulla via Gruševskij, è salita enormemente la tensione tra le forze dell’ordine e i gruppi di destra che avevano stabilito lì le loro postazioni. È stato allora che tre monaci ortodossi, Melchisedek, Efrem e Gavriil si sono sentiti chiamati a fare qualcosa per evitare il peggio. Sono rimasti fermi tra gli schieramenti per molte ore. Ecco l’intervista che hanno rilasciato. 

D. Che cosa vi ha spinto a scendere in strada quel giorno?
Melchisedek (Gordienko): Tempo fa avevo visto una foto della Serbia, di un sacerdote che si era messo in mezzo tra la polizia e i dimostranti. Mi era parso così bello: un uomo solo col crocifisso in mano che ferma mille uomini da una parte e mille dall’altra! Il nostro monastero della Decima si trova molto vicino all’epicentro degli avvenimenti, anche di notte nella chiesa si sentivano gli scoppi dei petardi, le grida degli altoparlanti e il boato della folla. Quando ho saputo che in via Gruševskij le esplosioni strappavano mani e piedi, e occhi alla gente, ho capito che dovevo essere lì per non dovermi poi vergognare di me stesso. Mi è venuto in mente che in Georgia un sacerdote era andato in strada con uno sgabello in mano ad affrontare una gay-parade. Aveva visto questa vergogna e non si era nascosto restando tranquillo in chiesa, ma era venuto fuori per mostrare la sua posizione ai laici e incoraggiarli col proprio esempio.

D. E come hanno reagito i dimostranti nel veder comparire degli uomini in abito monastico?
Melchisedek: Ci rendevamo conto che ormai era impossibile fermare i dimostranti e la polizia, per questo eravamo pronti ad affrontare le pallottole e i sampietrini. Ma quando i dimostranti si sono visti davanti dei sacerdoti che si interponevano tra loro e le forze dell’ordine, sono rimasti come di sale. Si sono fermati quasi subito. È subentrato un minuto di grazia e di ragione…

D. Vi rendevate conto di rischiare la vita? Accanto a voi esplodevano le molotov e le granate…
Gavriil (Kajrasov): Mentre stavamo in piedi tra la folla dei dimostranti e le forze dell’ordine che si coprivano con gli scudi, tutto attorno scoppiavano le granate ed esplodevano le molotov; a cinque metri da me è caduta una bottiglia incendiaria ma non è esplosa. Allora ho sentito che il Signore ci proteggeva…
Ma poi hanno incominciato a usarci come uno scudo umano: i dimostranti si avvicinavano e da dietro di noi lanciavano molotov e sampietrini. In quel momento ho sentito un’amarezza infinita per quella gente che nonostante gli appelli alla pace bramava ugualmente il sangue. Ho sentito che i demoni dilaniano l’anima dell’uomo, scatenando la rabbia e offuscando il buon senso.

D. Qualcuno tende a sottolineare la brutalità delle forze dell’ordine, qualcuno accusa di tutto i dimostranti. Qual è la vostra opinione come testimoni oculari?
Gavriil: Nel momento in cui le passioni erano alla massima tensione, dalla folla dei dimostranti è venuto fuori un uomo. Nonostante il gelo era a torso nudo. L’uomo gridava alla folla e ai poliziotti di fermarsi, poi è caduto in ginocchio e si è messo a pregare con forza. Ma i poliziotti sono accorsi, l’hanno afferrato per i piedi e lo hanno trascinato alle macchine… Ho cercato di fermarli ma invano. Mi dispiaceva tanto per lui, mi sembrava che fosse stato toccato dalla grazia del Signore. Qui non si può scegliere nessuna delle parti. Abbiamo visto la violenza da entrambi i lati: tutti e due erano in qualche misura malati.

D. In quel momento al centro della città si sono radunate tutte le confessioni religiose. Eravate ostili tra voi?
Melchisedek: Nelle ore in cui siamo stati lì, sul Majdan è confluita una quantità innumerevole di confessioni diverse: greco-cattolici, preti del Patriarcato di Kiev, cattolici latini e, cosa incredibile, dei buddisti! A me si è avvicinato un ragazzo che si è presentato come Sereža, e mi ha chiesto se accettavamo gli eretici. «In che senso eretici?» gli ho chiesto. «Sono battista» mi ha sorriso. «Certo che ti prendiamo, vieni qui!». Eravamo all’estremo confine del mondo, come potevamo pensare di «accettare o non accettare»…
Gavriil: Da me è venuto persino un ebreo con la kippah e si è messo a pregare sottovoce, al mio fianco. Ho teso l’orecchio e sono rimasto strabiliato: recitava con noi una preghiera ortodossa! 

giovedì 6 marzo 2014

Ritorno al passato

Vitalij Portnikov, giornalista di Kiev, scrive: 

…Può succedere che in un immenso numero di persone ci siano milioni di nemici e alcuni singoli amici? Sì.
Quando si concluse l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia tutti capirono perfettamente che quei pochi che si erano presentati sulla piazza Rossa in segno di protesta contro l’invasione erano gli eroi della Russia, mentre i milioni di abitanti dell’Unione Sovietica erano i nemici, di se stessi e del mondo. 
Oggi la Russia ricrea questo scenario. Io non so cosa si debba fare perché non si ripeta. Noi sappiamo che la Russia sarà un paese isolato sul piano politico, economico, sociale, qualsiasi cosa ormai succeda. Si è esclusa da sola dal novero dei paesi civili.
Le conseguenze economiche saranno tremende, le conseguenze politiche saranno lo sfacelo, quelle morali le abbiamo già sotto gli occhi. È una catastrofe storica. 

mercoledì 5 marzo 2014

Un problema di libertà (per tutti)

In queste ore siamo tutti qui, a Mosca, con il fiato sospeso a seguire la ridda di tragiche notizie - spesso contraddittorie e incontrollabili - che si susseguono dall'Ucraina. 
L'Ucraina è sulle bocche di tutto il mondo, e i giudizi che si leggono sono i più svariati, ma comunque si evolvano le cose, e per numerosi e complessi che siano i fattori in gioco, ci sono almeno tre elementi che fanno sì che questo dramma superi di gran lunga le dimensioni di un conflitto locale dove in gioco sono interessi economici e politici, rancori etnici e lotte ideologiche, e si trasformi invece in una pagina esemplare di civiltà da cui tutti possiamo/dobbiamo imparare. 

Testimonianza dalla Crimea di un sacerdote ortodosso

L’archimandrita Gavriil (Anisimov), monaco del monastero di San Paisij, ha raccontato:

Dopo averla chiamata per chiederle la benedizione, siamo andati in cinque a Balaklava, gli altri sono rimasti a celebrare. Siamo arrivati alle 16.15, siamo subito passati tra i militari russi e ci siamo messi tra loro e i cancelli della nostra unità militare ucraina. Abbiamo cominciato la preghiera per la rappacificazione dei belligeranti. I militari scioccati non sapevano cosa fare di noi. È arrivato un uomo in borghese e ci ha chiesto di allontanarci dai cancelli della zona militare.Gli ho detto che non potevamo andarcene, che la nostra coscienza cristiana ci imponeva di stare lì perché non venisse versato il sangue fraterno e che avremmo pregato in quel posto.
Dopo circa un’ora i militari hanno cominciato a muoversi, hanno acceso i motori degli autoblindo, hanno cominciato a stringere il cerchio verso i cancelli, proprio lì dove eravamo noi. Ho alzato la croce sopra la testa e abbiamo cominciato a cantare forte l’inno alla Vergine “Suprema Condottiera». Poi ho cominciato a parlare ad alta voce coi militari: davvero andreste contro a dei fratelli nella fede e nel battesimo? fratelli, fermatevi, e altre cose nello stesso spirito.
Le dirò onestamente che ho avuto davvero paura; quando ti puntano addosso la bocca di un mitragliatore e si sente il rombo dell’autoblindo, è terribile. Si sono fermati, per qualche momento sono rimasti proprio attaccati a noi, abbiamo cominciato a cantare «Vergine Madre», e dopo un po’ hanno cominciato a ritirarsi. Alcuni di quelli che stavano di fronte a noi si sono messi a gridare ai soldati di fermarsi. Poi sono arrivati dei filorussi con degli striscioni con degli slogan sull’annessione alla Russia. Siamo rimasti lì in piedi fino alle 21 passate. Durante questo tempo gente in borghese e militari ci passavano accanto, noi abbiamo recitato ininterrottamente la preghiera di Gesù.

Le truppe russe hanno cominciato a raccogliersi, i mezzi ad andarsene pian piano e i soldati sono saliti in macchina e se ne sono andati. Noi e la gente abbiamo recitato un ufficio di ringraziamento e ce ne siamo andati. La gente ci ringraziava e piangeva. Ci hanno fotografati dei giornalisti stranieri. Mi hanno inviato qualche link del «New York Times», del giornale inglese «Telegraph» e di un giornale francese. Oggi mi hanno chiamato degli amici da Parigi e mi hanno detto che mi hanno visto questa mattina fotografato in prima pagina. Ecco come è stato ieri. Oggi sono andato a vedere, e non c’erano più militari. Grazie per il suo sostegno!

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